La Pieve di San Giovanni e San Felicita di Valdicastello Carducci è il benvenuto per coloro che visitano questa piccola frazione del comune di Pietrasanta, distante solo poche centinaia di metri dal centro storico cittadino. Una pieve tra gli ulivi che si incontra sulla strada che dalla via Sarzanese porta proprio a Valdicastello.
Costituisce un esempio della presenza storica ed antropologica nella zona. Venne, infatti, edificata dalle comunità rurali che nel corso del Medioevo hanno abitato questo territorio.
Oggi è una delle chiese romaniche più affascinanti di tutta la costa per la sua architettura e per la sua posizione in un parco di ulivi.
Dopo aver parlato della casa natale di Giosuè Carducci e della chiesa romanica di Vallecchia oggi vi portiamo alla scoperta delle bellezze di questa pieve.

Le origini della Pieve di Valdicastello
Le notizie dell’esistenza della Chiesa di San Giovanni e San Felicita di Valdicastello Carducci risalgono al 855. La struttura per come arrivata ai giorni nostri, però, risale all’XII secolo.
Un edificio romanico che, insieme alle altre chiese romaniche della Versilia, rappresenta la prova di una progressiva diffusione del cristianesimo lungo la zona pedemontana e collinare versiliese.
In base ad alcuni documenti del 1270 la Pieve di Valdicastello estendeva la sua giurisdizione su ampie zone degli attuali comuni di Pietrasanta e Stazzema. Secondo altra documentazione risalente al IX secolo, e conservata presso l’Arcivescovato di Lucca, in precedenza sullo stesso luogo sorgeva un altro edificio di cui non è rimasta nessuna traccia.
Anche lo stesso fatto che la pieve sia arrivata ai giorni nostri è caratterizzato da un susseguirsi di eventi. Nel 1835 se ne decise, infatti, la demolizione per costruirvi il cimitero cittadino. Fu un successivo ripensamento del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo a salvare la Pieve. Verso la fine del XVIII secolo, infatti, decise di far realizzare il cimitero nel quale si trova oggi, ossia lungo la strada Sarzanese.
Le modifiche strutturali
Nel corso degli anni anche la Chiesa di San Giovanni e San Felicita ha subito molte trasformazione, in particolare da un punto di vista architettonico.
Tra questi i lavori che si sono tenuti nel 1410 sotto la direzione di Bonuccio Pardini di Pietrasanta. Successivamente tra il 1579 ed il 1589 da Vincenzo Bazzichi venne costruito il campanile che ha tagliato di netto il lato destro della facciata rendendola, purtroppo, asimmetrica.
Più recenti e molto importanti i lavori dello scultore Marcello Tommasi che nel 1983 ha arricchito il portale di ingresso con bellissime formelle in bronzo che hanno contribuito ad incrementare il fascino della Pieve di San Giovanni e San Felicita.
Sei formelle che dimostrano come un’opera moderna possa convivere nel migliore dei modi con una struttura antica e che raffigurano alcuni episodi della vita di San Giovanni Battista.
L’esterno e gli interni della Chiesa di San Giovanni e San Felicita
Abbiamo parlato delle modifiche che hanno interessato la pieve di Valdicastello nel corso del tempo.
Oggi si presenta come un’edificio con tre navate senza transetto e con capitelli semigotici, con abside e campanile alto 21 metri sulla facciata. In particolare all’esterno si può ammirare il rosone che richiama quello del vicino duomo di Pietrasanta.
Il portale principale è adornato da una lunetta sopra l’architrave decorata con scene della vita di San Giovanni ed opera dello scultore pietrasantino Marcello Tommasi.
L’interno è piuttosto semplice e tutt’altro che sfarzoso con affreschi del tardo 1300 ed un tabernacolo del 1400. Molto interessante un sarcofago adornato con teste umane ed una statua in bronzo di San Giovanni Battista opera di Marcello Tommasi nel 1971.
La chiesa oggi è molto richiesta per celebrazione di matrimoni (dal 2016 solo per i residenti) e nel mese di Gennaio è sede della tradizionale benedizione degli animali.
Il Pozzo di Giuseppe Stagi
Nascosto tra la Pieve e la collina adiacente ricca di ulivi, ed in particolare al centro del cortile della vecchia Canonica, si trova un pozzo che gli studioso hanno attribuito a Giuseppe Stagi, figlio del celebre Stagio Stagi cui è intitolato l’istituto d’arte della città di Pietrasanta.
