La Pieve di Santo Stefano a Vallecchia è considerata la più antica di tutta la Versilia. Il documento più antico che fa riferimento a questa pieve risale addirittura all’881 e nell’antichità segnava il confine tra la diocesi di Luni e quella di Lucca.
Si trova sotto il monte di Solaio ed è molto facile da trovare in quanto si presenta davanti a chi percorre la strada che collega Pietrasanta a Seravezza.
In realtà, però, è difficile a prima vista riconoscerla come pieve romanica (a differenza di quanto avviene per la Pieve di Valdicastello) dal momento che la sua facciata bianca si distingue molto dallo stile romanico.

Pieve di Santo Stefano: modifiche all’architettura originaria
Come abbiamo anticipato la pieve di Vallecchia è tra le pievi romaniche quella che meno corrisponde all’architettura originaria.
Nel corso del tempo, infatti, una serie di modifiche e restauri sono stati eseguiti in modo non propriamente ortodosso e rispettoso dello stile romanico. Questo vale sia per gli esterni che per gli interni della Pieve.
La facciata bianca è semplice e realizzata con marmo bianco estratto dalle adiacenti cave del monte Solaio.
Purtroppo il campanile non si adatta, da un punto di vista stilistico, alla facciata. Distaccato sulla destra di guarda dal sagrato è stato ricostruito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il campanile originario, infatti, venne irrimediabilmente danneggiato dai tedeschi che battevano in ritirata, ormai prossimi alla sconfitta. Certo si è tentato di riprendere i motivi architettonici della facciata. Il risultato, purtroppo, non è stato dei migliori.
L’abside, al contrario, mantiene pressoché inalterata la struttura originaria con le sue cinque monofore.
Gli interni della Pieve di Vallecchia
Gli interni della pieve sono stati modificati a più riprese a non rispettando lo stile originario. Per questo motivo si trovano una sovrapposizioni di stili e soluzioni architettoniche che in alcuni casi sembrano senza soluzione di continuità.
A questo si aggiunge il fatto che un incendio doloso, appiccato nel 1986 nell’area del coro, rischiò di distruggere lo splendido affresco “Cristo Pantocratore benedicente” che sovrasta l’altare maggiore. Un restauro dell’affresco ha recuperato l’opera che, però, secondo il parere di molti esperti si distacca molto rispetto ai colori originali del 1300.